Animali come soggetti di diritto: cosa cambia davvero nella nostra vita con la legge 82/2025?
La giurisprudenza di legittimità e di merito ha svolto un ruolo propulsivo nell’affermazione di uno status giuridico innovativo per l’animale domestico. La Corte di Cassazione ha riconosciuto il valore affettivo dell’animale quale bene giuridicamente rilevante, risarcibile in caso di lesione o morte, superando la mera quantificazione patrimoniale del danno e valorizzando il rapporto affettivo come espressione della personalità umana ex art. 2 Cost.
I tribunali hanno introdotto la prassi dell’affidamento condiviso degli animali domestici in caso di separazione o divorzio dei proprietari, applicando in via analogica i principi di cui all’art. 337-ter c.c., nonché il diritto di visita in favore del coniuge o convivente non affidatario.
Anche in ambito successorio c’è stata un’evoluzione interpretativa significativa per la tutela ed il mantenimento dell’animale. La dottrina e la prassi notarile ammettono, infatti, la costituzione di legati, oneri, trust o negozi fiduciari finalizzati al mantenimento post mortem dell’animale, con designazione di un soggetto beneficiario o esecutore incaricato di provvedere al suo benessere (artt. 647, 648, 662, 793 c.c.).
Dal 1° luglio 2025 in Italia è entrata in vigore una legge che segna un passaggio storico: la Legge n. 82/2025, che riforma in profondità i reati contro gli animali.
Una riforma attesa da anni, che non si limita ad “inasprire le pene”, ma introduce un nuovo modo di guardare agli animali: non più semplici esseri viventi, ma esseri senzienti meritevoli di un’autonoma tutela penale.
Questa idea, che può sembrare solo teorica o “da addetti ai lavori”, in realtà ha effetti molto concreti, specie sulle sanzioni (molto più severe) e sugli scenari interpretativi.
La Legge n. 82/2025 ha comportato modifiche incisive agli articoli 544-bis, 544-ter e seguenti del Codice penale, nonché l’integrazione di nuove misure cautelari nel Codice di procedura penale; il tutto ha rafforzato la risposta sanzionatoria e preventiva contro i reati a danno degli animali.
L’intervento normativo si inserisce in un percorso evolutivo iniziato con la legge 189/2004 e consolidato dalla legge 201/2010, rispondendo alle richieste di maggiore protezione provenienti dalla società civile, dagli operatori del diritto e dalle associazioni animaliste.
La riforma si pone in linea con le direttive europee sul benessere animale, recependo i principi di tutela effettiva, prevenzione e repressione dei maltrattamenti, in un’ottica di progressivo avvicinamento agli standard più avanzati a livello internazionale.
Vediamo insieme, in modo semplice e pratico, cosa cambia davvero.
1. Il cuore della riforma: gli animali non sono protetti perché “ci dispiace”, ma perché contano loro
Il primo grande cambiamento, forse il più simbolico, è nel linguaggio del Codice penale.
Il Titolo IX-bis, prima intitolato ai “delitti contro il sentimento per gli animali”, ora diventa:
“Delitti contro gli animali”
Una piccola frase, ma un enorme cambio di prospettiva.
Non è più la sofferenza umana (il nostro “dispiacere”) a essere protetta, ma l’animale in sé.
È come se l’ordinamento giuridico dicesse: “Ti proteggo perché hai valore, perché soffri, perché sei un essere vivente capace di provare sensazioni.”
Questa nuova impostazione ha ispirato tutte le modifiche successive della legge.
2. Cosa succede nella pratica? Le responsabilità diventano più serie (e le sanzioni più alte)
La riforma ha toccato soprattutto gli articoli 544-bis e 544-ter c.p., che riguardano l’uccisione e il maltrattamento di animali.
Le pene sono state aumentate, sia nella parte detentiva che in quella economica. Per la prima volta il legislatore tipizza la responsabilità colposa per maltrattamento, punendo anche la negligenza grave che comporti sofferenza non necessaria all’animale.
Ma cosa significa per chi ha un animale?
- Più doveri di cura
L’obbligo di garantire cibo, cure veterinarie, un ambiente sicuro e igienico diventa ancora più stringente. - Più attenzione alle omissioni
Non si può più “chiudere un occhio”. Anche l’omissione – ad esempio il mancato ricorso a un veterinario in presenza di sofferenza – può avere rilevanza penale. - Sanzioni più elevate
Le multe previste sono molto più importanti rispetto al passato. Non è più possibile cavarsela con una pena lieve.
Questo significa che il proprietario negligente oggi rischia molto di più, mentre il proprietario responsabile non ha nulla da temere: anzi, si trova finalmente tutelato da norme che riconoscono la dignità dell’animale che ama.
3. Misure cautelari più efficaci: se c’è un sospetto di maltrattamento, l’animale va protetto subito
Una delle parti più concrete della legge riguarda le misure cautelari.
Quando c’è un’indagine in corso, il Pubblico Ministero o il giudice può disporre:
- sequestro dell’animale, per metterlo al sicuro;
- divieto di abbattimento o di alienazione, fino alla fine del processo;
- allontanamento e affidamento temporaneo a enti, associazioni o persone idonee.
Per fare un esempio semplice:
se un cane vive in condizioni gravissime di abbandono o sofferenza, oggi non possono più “togliertelo dalle mani” per poi restituirlo al primo accenno di contestazione. Lo Stato tutela l’animale e ne evita la dispersione o la vendita, anche temporanea.
Queste tutele derivano proprio dalla Legge 82/2025, che modifica le misure cautelari previste dal Codice di procedura penale.
4. Cosa cambia per proprietari, vicini, veterinari e operatori del settore?
Per chi vive con un animale
La principale novità è la maggiore responsabilità.
Un cane, un gatto o un qualsiasi animale domestico non può più essere trascurato.
E non parliamo solo di maltrattamenti “evidenti”, ma anche di:
- ambienti sporchi o angusti,
- mancanza di cure,
- catene, box fatiscenti,
- abbandono.
Oggi tutto questo ha un peso maggiore sul piano penale.
Per i vicini che assistono a situazioni problematiche
Le segnalazioni sono prese più seriamente, e i controlli sono più rapidi ed efficaci.
La legge valorizza il ruolo dei cittadini nella tutela degli animali.
Per i veterinari e gli operatori
La legge rafforza anche il dovere di segnalazione.
Professionisti e strutture che notano condizioni sospette devono intervenire: tacere può esporre a responsabilità.
Per i rifugi, toelettatori, addestratori
La riforma richiede:
- maggiore trasparenza,
- standard di benessere più elevati,
- contratti aggiornati,
- assicurazioni adeguate.
Chi lavora con gli animali dovrà adattare procedure e modelli organizzativi.
5. Alcuni esempi che spiegano meglio di mille parole
Per capire davvero la portata della riforma, ecco alcune situazioni concrete.
Caso 1 – Mancata cura veterinaria
Il proprietario che “lascia stare” una ferita, che non vaccina o non cura una malattia del proprio animale domestico, potrebbe rispondere penalmente.
Non basta “non fare del male”: bisogna anche evitare di far soffrire.
Caso 2 – Addestramento con metodi coercitivi
Pratiche violente o stressanti possono oggi essere considerate sevizie: l’addestratore rischia sanzioni penali e la chiusura dell’attività.
Caso 3 – Aggressione del cane dovuta a negligenza
Se un cane aggredisce qualcuno perché non è stato custodito correttamente, il proprietario può essere responsabile non solo civilmente, ma anche penalmente.
6. Una legge che protegge gli animali, ma aiuta anche i proprietari responsabili
Questa riforma non è una “caccia alle streghe” verso chi ama gli animali, anzi:
rafforza la tutela anche per chi desidera difenderli da violenze, negligenze e abbandoni.
Inoltre, dà ai proprietari onesti strumenti più efficaci per:
- denunciare situazioni problematiche,
- ottenere interventi immediati,
- tutelare il proprio animale in caso di conflitti familiari, abitativi o condominiali.
È una legge che cresce insieme alla nostra sensibilità verso il mondo animale: un passo avanti per la società nel suo complesso.
7. Fonti normative principali
Per chi desidera approfondire:
- Legge 6 giugno 2025, n. 82, in vigore dal 1° luglio 2025
(modifiche al Codice penale e al Codice di procedura penale). - Modifiche agli articoli 544-bis, 544-ter e ss. del Codice penale.
- Misure cautelari integrate nel Codice di procedura penale.
- Riferimenti correlati alla legge 201/2010 e ad altre norme di tutela animale.
Avv. Jennifer Zito